

39. Robespierre al potere.

Da: A. Mathiez, La Rivoluzione francese, primo, Einaudi, Torino,
1960.

Non c' dubbio che Robespierre abbia rappresentato, con Danton, la
figura pi popolare, o viceversa, pi criticata del periodo
rivoluzionario. In questo brano il grande storico francese della
Rivoluzione, Albert Mathiez, in contrasto con gli storici
ottocenteschi, conferisce all'opera di Robespierre un'importanza
fondamentale nel rafforzamento della Rivoluzione stessa. Chiamato
nel Comitato di salute pubblica mentre l'esercito si trovava in
una situazione di stallo, gli estremismi si diffondevano e la
popolazione tumultuava per la mancanza di cibo, egli si garant
l'alleanza dei sanculotti, del Comune di Parigi e della Guardia
nazionale, rincuor l'esercito e impart ordini affinch si
provvedesse all'approvvigionamento di Parigi, ridando cos
speranze e prospettive alle forze rivoluzionarie.


La sera del 26 luglio 1793 il Comitato di salute pubblica invitava
Robespierre a partecipare ai suoi lavori. [...] Robespierre
dichiar pochi giorni dopo di aver accettato contro la sua
inclinazione.
L'avvento di Robespierre al potere apre un'era nuova. Egli non
port al Comitato solamente le sue rare qualit personali, il suo
sangue freddo e il suo coraggio, la sua acuta chiaroveggenza, la
temibile eloquenza, le eccezionali qualit di organizzatore e il
suo completo disinteresse; gli diede molto di pi e molto meglio.
Robespierre , dalla Costituente in poi, il rivoluzionario pi
popolare nella classe degli artigiani e dei piccoli borghesi, di
cui egli possiede completamente la fiducia; egli  il capo
incontestato dei Sanculotti, soprattutto dopo la morte di Marat.
Non entra da solo nel Comitato: si trascina dietro la maggioranza
dei rivoluzionari militanti, tutti quelli che hanno
irrevocabilmente legato il loro destino alla Rivoluzione, tutti
quelli che non hanno altra alternativa che vincere o morire [...].
L'entrata di Robespierre nel governo significava che in tutte le
branche dell'amministrazione, civile o militare, i Sanculotti
sarebbero stati sostenuti ed i loro avversari ridotti al silenzio;
che i dirigenti della Repubblica non avrebbero pi giocato
d'astuzia col popolo, ma avrebbero ascoltato i suoi lamenti,
alleviato le sue miserie, se lo sarebbero alleato nel loro sforzo
di salvare la patria.
Robespierre inaugurer una politica al tempo stesso nazionale e
democratica. E, come prima prova, dovr lottare subito, nella
stessa Parigi, contro gli estremisti di sinistra, alleati agli
estremisti di destra, e dovr attaccar battaglia nell'incrudelire
della miseria, mentre le notizie disastrose piovono dalle
frontiere. Che egli non abbia disperato, che abbia accettato il
potere in un tale momento, che abbia portato senza vacillare il
suo schiacciante fardello, e che sia riuscito a strappare la
Repubblica dall'abisso, sono cose che dovrebbero bastare alla sua
fama.
Robespierre entr nel Comitato di salute pubblica il 27 luglio
1793; ed era tempo. La situazione militare della Repubblica
sembrava disperata. [...] Chiunque era stanco della guerra si
augurava segretamente la vittoria del nemico e la restaurazione
della monarchia, pur di finirla. [...].
Le truppe attraversavano una grave crisi morale: nell'armata del
Nord i soldati di linea avevano mormorato alla destituzione di
Custine [gi comandante dell'Armata del Reno]; i generali e
ufficiali nobili che non erano emigrati si trovavano circondati da
sospetti, colpiti senza piet, ed era estremamente difficile
sostituirli; il comando passava di mano in mano; i soldati non
avevano pi fiducia in questi capi improvvisati a loro ignoti. E i
capi dubitavano di loro stessi strettamente sorvegliati, non
osavano prendere iniziative, cercavano soltanto di mettersi al
riparo. I migliori erano profondamente scoraggiati. [...].
La situazione nel suo insieme era infinitamente pi critica che
non l'anno precedente dopo la presa di Verdun, perch anche gli
artigiani delle citt, che erano stati fino allora il miglior
sostegno della Rivoluzione, davano segni di stanchezza e di
esasperazione. Si segnalano ovunque, alla fine di luglio, nelle
citt, gravi disordini prodotti dalla miseria. [...] In certi
momenti, per la magra dei fiumi, si dovette ricorrere ai mulini a
braccia per salvare Parigi dal morir di fame.
Gli Arrabbiati, che sentono che  suonata la loro ora, esasperano
il malcontento generale. L'anno precedente, dopo la presa di
Verdun, i rivoluzionari parigini, per terrorizzare gli alleati del
nemico, avevano massacrato i sospetti nelle prigioni. Corse
ostinatamente la voce che gli stessi massacri stavano per
ricominciare. C'erano in giro manifesti che li consigliavano, e il
Giornale della Montagna del 24 luglio denunciava con
indignazione i loro autori. Parallelamente agli Arrabbiati, gli
antichi Girondini rimasti a Parigi e i realisti nascosti cercavano
di approfittare della miseria per scatenare un gran movimento,
dapprima contro il Comune, e poi contro la Convenzione. [...].
Per misurare tutta la gravit della situazione, non bisogna
dimenticare che, in quel momento, il Comitato di salute pubblica
era lungi dal poter contare su una maggioranza sicura alla
Convenzione, e che i suoi poteri erano limitati. Esso non
controllava ancora gli altri Comitati dell'Assemblea i quali, in
linea di principio, erano suoi pari; non aveva in proprio che la
sorveglianza dei ministri e la facolt di prendere misure
provvisorie. Solamente il 28 luglio ottenne il diritto di spiccare
mandati d'arresto: fino allora era stato obbligato a rivolgersi al
Comitato di sicurezza generale per operare perquisizioni, e
quest'ultimo, composto in gran parte da amici di Danton, era lungi
dal secondarlo con zelo.
Si deve, inoltre, ricordare che il Comitato di salute pubblica non
disponeva di nessuna forza armata sotto la sua particolare
autorit, per proteggersi contro i colpi di mano della folla. I
reggimenti di linea e i battaglioni di volontari erano alle
frontiere, non era rimasta a Parigi che la Guardia nazionale, e
questa era sotto l'autorit diretta del Comune. Se il Comune,
l'unica forza effettiva, fosse venuto a mancare al governo, questo
avrebbe dovuto capitolare di fronte alla pi piccola sommossa. E
il Comune stesso doveva fare i conti con le sezioni, parecchie
delle quali subivano l'influenza dei Girondini mascherati o degli
Arrabbiati. Le guardie nazionali erano poco sicure: soffrivano
anch'esse della miseria, come i malcontenti. Tutta la forza del
Comitato era una forza morale, una forza d'opinione, che  assai
fragile quando  ripartita tra diverse persone: l'ansiosa
attenzione con la quale il Comune e il Comitato seguivano le
minime manifestazioni dello spirito pubblico per mezzo d'un
esercito di osservatori, dimostra chiaramente quanto li
ossessionasse il timore di un colpo di mano.
Fortunatamente il Comitato aveva trovato in Robespierre un solido
usbergo e un eloquente portavoce. Robespierre fu il legame vivente
tra il Comune e la Convenzione, tra la Convenzione e i clubs, tra
Parigi e la Francia. Non ci voleva meno di tutto il suo prestigio
per attenuare l'urto fra i diversi elementi del partito
rivoluzionario e per imporre le soluzioni conciliatrici. Egli
produsse, in quel mese dell'agosto 1793, uno sforzo ammirevole.
Cominci col rendere alla Rivoluzione un prezioso servigio
sbarazzandola della demagogia degli Arrabbiati. Se egli li
combatte, non  che abbia paura della loro politica sociale:
Robespierre riassume la sua politica in queste parole scritte sul
suo taccuino: Sussistenze e leggi popolari. Ma gli Arrabbiati
erano seminatori di diffidenze, fautori di violenza e di anarchia:
si alleavano con elementi assai dubbi.
Robespierre impegn la lotta il 5 agosto ai Giacobini, rimbeccando
Vincent [funzionario del ministero della Guerra e collaboratore di
Hbert] che attaccava la Convenzione. Vincent aveva domandato che
i Giacobini fossero invitati a preparare liste di patrioti per
tutti gli impieghi vacanti: padroni cos delle nomine, sarebbero
divenuti padroni del governo. Robespierre prese fuoco: si lament
che degli uomini nuovi, dei patrioti di una sola giornata,
volessero rovinare presso il popolo i suoi pi antichi amici;
difese Danton calunniato, Danton, disse, che nessuno riuscir a
screditare, se non dopo aver dato la prova di avere pi energia di
lui, pi ingegno e pi amor patrio. [...].
Torn alla carica il 7 agosto, mettendo in guardia i Giacobini
contro le misure esagerate che avrebbero rovinato la Repubblica;
denunci il complotto degli Arrabbiati per rinnovare gli orrori di
settembre. [...] Il discorso di Robespierre fece una tale
impressione che i Giacobini lo innalzarono il giorno stesso alla
presidenza. L'indomani egli mand alla sbarra della Convenzione la
vedova di Marat, che venne a denunciare gli ipocriti libellisti
che disonoravano il nome di suo marito, predicando in suo nome
massime stravaganti. Essi cercano di perpetuare dopo la sua morte
la calunnia parricida che lo raffigura come un apostolo insensato
del disordine e dell'anarchia. [...].
Questi risultati non si sarebbero potuti raggiungere se il
Comitato di salute pubblica non avesse preso efficaci misure per
l'approvvigionamento di Parigi; esso mise a disposizione del
Comune somme ingenti: 540.000 franchi, il 24 luglio, per comperare
carne e riso; 2 milioni, il 7 agosto, per acquisti di grani e
farine; 3 milioni, il 14 agosto, e cos via. E non bastava il
denaro: bisogn vincere la malavoglia dei coltivatori. Il Comitato
deleg nei dipartimenti circonvicini energici convenzionali che
ordinarono requisizioni, come ai tempi della presa di Verdun,
obbligarono a battere il grano in covoni comandando gli operai,
eccetera [...] Cos si pot nutrire la capitale, e gli Arrabbiati
perdettero la loro arma pi forte contro il Comune e contro la
Convenzione.
